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L’impresa è un luogo sociale. Questo è il fondamento, oserei dire epistemologico, dell’economia sociale di mercato di ispirazione tedesca.
Se è vero che l’impresa è, quindi, un luogo sociale, la sua vita decisionale e la sua organizzazione lavorativa devono favorire la diminuzione delle differenze socio-economiche di chi vi lavora. Il conflitto sociale deve essere ridotto perché il suo impatto sulla coesione della società e la condivisione delle norme civili prestabilite può diventare drammatico come possiamo notare quotidianamente, almeno a livello europeo.
Il Socialing Institute svolge da anni, in collaborazione con i più grandi esperti italiani ed internazionali,ricerche e interventi formativi su:

Imprese
Istituzioni ed Enti Pubblici
Associaizoni di categoria

La ricerca in genere viene articolata in tre macro-aree:

1. Socialing on-line

ricercaLa nostra riflessione prende le mosse dall’analisi della nascita e dello sviluppo del community e social marketing sul web 2.0. La rete costituisce un modello organizzativo del pensiero e del vivere sociale basato sull’accessibilità universale, la condivisione e la socializzazione dei dati, l’interconnessione di tutti i campi di attività distribuiti in zone geografiche remote. L’economia di rete ha modificato l’oggetto di scambio dei mercati: “ciò che viene scambiato oggi non è la proprietà ma l’accesso a una proprietà, sia essa fisica o intellettuale” [Rifkin, 2000].
Facciamo riferimento, in particolare, agli studi più di Castells e Wallace sulle attività in rete e le forme di interazione nelle “tribù telematiche”. La prossimità culturale e sociale delle relazioni in rete riproduce la “piazza” del mercato pre-industriale: l’abolizione delle barriere spazio-temporali ha investito di valore più la dimensione relazionale che non l’informazione in sé stessa.
La comunicazione in rete ha costruito un nuovo soggetto collettivo, la comunità virtuale, “composta da persone reali che per svolgere il proprio lavoro, per giocare, per imparare condividono esperienze, progetti, giudizi sulla rete, (per cui) hanno oggi la possibilità di candidarsi principali interlocutori delle imprese che producono beni e servizi” [Micelli, 1997]. È importante, a nostro avviso, garantire la distanza da qualsiasi logica di vendita tra quanti si incontrano e socializzano on-line in un rapporto di reciprocità.
Se è vero che la concorrenza tra aziende si gioca sempre più sul terreno dell’etica e della morale che si affermano come elemento di differenziazione del sistema di offerta dell’impresa, il community marketing, deve prescindere dalle logiche della domanda e dell’offerta e, quindi, abbandonare gradualmente il marketing per abbracciare il Socialing.
La stessa parola marketing è ormai svuotata di significato. Indica troppo spesso manipolazione, condizionamento del consumo, seduzione e simbolizzazione narcisistica. Per offrire evidenza empirica alle riflessioni che proponiamo, analizzeremo casi di Socialing nel mondo cosiddetto profit e e di quello cosiddetto non-profit con un obbiettivo preciso.
Questa demarcazione è ormai insoddisfacente. Sostenere che c’è una jungla selvaggia popolata da banditi ed opportunisti che si combattono senza esclusione di colpi, da una parte, e anime belle che difendono i sentimenti universali, dall’altra, ci sembra insopportabile. Il mondo profit per sopravvivere deve diventare social mentre il mondo non-profit per sopravvivere deve diventare profit.

2. Socialing off-line

Lricerca-2a nostra attività di ricerca prevede l’inserimento, in quelle aziende attivamente impegnate sul fronte della Corporate Social Responsibility, di un’autonoma funzione Socialing, parallela e integrata a quella di marketing. Nelle imprese certificate eticamente, il Socialing riveste un ruolo di carattere sia analitico che strategico.
A partire dall’analisi della comunicazione con tutti gli interlocutori interni ed esterni di riferimento la funzione Socialing deve essere in grado di formulare un’offerta di servizi per il territorio e di iniziative di socializzazione delle proprie esperienze nella comunità locale. Nel nostri percorsi di ricerca cerchiamo di tracciare le linee guida per la realizzazione di una strategia e di un piano operativo capaci di attivare forme praticabili di Socialing anche in quei Paesi in via di sviluppo con cui, le imprese che operano su scala internazionale, collaborano.

3. Socialing nell’arte, nella cultura, nell’agro-alimentare, nella sanità, nell’istruzione

La nostra riflessione parte dal presupposto che nell’arte, nella cultura,nell’agro-alimentare nella sanità, nell’istruzione come nella politica e nel non-profit, il paradigma economico fondato sulla legge della domanda e dell’offerta sia inapplicabile o debba essere rivisitato, ispirandosi ai principi dell’umanesimo economico o del capitalismo umanistico.
ricerca-3L’“offerta” non può anticipare, determinandola, la “domanda” cui va garantita la possibilità di formularsi “ex-ante” in modo autonomo. Le categorie di pensiero e le dinamiche proprie dell’economia di mercato non possono regolare la fase di progettazione dell’”offerta”, piuttosto possono contribuire, con la loro precisione analitica, ad aumentare l’efficacia in fase di controllo delle forme di comunicazione e di socializzazione dei risultati. L’economia della domanda deve cedere il passo alla centralità dell’offerta culturale dell’approccio Socialing il cui meccanismo regolatore dipende non dalla vendita e dall’acquisto ma dalla proposta e accettazione di un progetto che ha come denominatore principalmente il bene comune.
La nostra esperienza nel corso degli ultimi anni si è concentrata sul mercato agro-alimentare nel quale la certificazione della qualità, l’integrità dei prodotti e la qualità dell’intera filiera sono gli elementi indispensabili per garantire il successo del made in Italy.
Stiamo concentrando i nostri sforzi su EXPO 2015 a Milano perché sarà una grande opportunità culturale ed economica per tutto il nostro sistema produttivo.

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